Nel limbo sospesi


Scheda del libro

Autore: Chiara Rango
Editore: Besa Muci
Collana: Passage
Data Pubblicazione: Luglio 2022
Numero Pagine: 237
Prezzo Ed. Cartacea: 16,00 euro
ISBN: 978-88-3629-263-9

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Quarta di Copertina


Non ci si salva dal limbo perché è dentro di noi. Libera non si sente adeguata alla provincia veneta nella quale cresce. Vuole scappare dal luogo dove è nata e dalla sua famiglia ‘sbilenca’.
Elio è profondamente radicato alla sua terra, sogna di affrontare il mare aperto, perché lui e il mare si appartengono. La seconda guerra mondiale sconvolgerà tutto, costringendolo a scegliere la via dell’esodo in Italia.
Izet è un giovane studente di Sarajevo, la città in cui incontra Libera, studentessa di slavistica. La guerra degli anni novanta lo lascerà orfano del suo paese e del suo passato. Per non farsi sopraffare dall’oblio, cerca nella poesia e in una lingua in grado di evocare la perdita, uno spazio interiore dove poter abitare.
Frammenti di vicende umane stravolte da una storia più grande e sullo sfondo il mare avvolgente e consolante. Il mare, senza confini, che nessuno può trattenere.

Luoghi / tempo / personaggi della storia


Ambientato tra la provincia veneta, l’Istria e la Bosnia, il romanzo si sviluppa in un arco temporale lungo che va dagli anni Venti del Novecento fino al 2009. Le storie narrate affrontano due snodi drammatici del Novecento: la seconda guerra mondiale che nei territori del confine orientale avrà come conseguenza l’esodo giuliano dalmata, e le guerre degli anni Novanta con la dissoluzione della Jugoslavia.
Sullo sfondo del mare che bagna la costa istriana si muovono le biografie dei protagonisti. Sono anagraficamente distanti, Elio nato nel 1928, in quel mare ci è venuto al mondo e dopo la guerra sarà costretto ad abbandonarlo; Libera, che lo ha scelto come luogo d’elezione, è invece cresciuta negli anni Settanta nella provincia veneta.
Ciò che unisce Libera ed Elio non appare, è uno stato dell’anima, un sentimento di sospensione che inibisce lo sguardo al futuro. Libera ha un rapporto complicato con la sua terra e la famiglia d’origine. Prova a liberarsene cercando un luogo veramente ‘lontano’ che la metta al riparo dalla fonte del suo malessere. E’ il 1990, il viaggio la porterà a Sarajevo un paese che, da lì a poco, subirà un altro passaggio traumatico della storia. Qui incontrerà Izet, uno studente di letteratura costretto pochi anni dopo ad abbandonare il suo paese. Izet, come Elio, cinquant’anni prima, diventerà un “essere senza terra, … senza un posto dove ritornare”, privato del passato e sospeso nel suo limbo.

Estratto

PROLOGO

A Insula dormo bene. Quando vengo fuori stagione ritrovo il silenzio di un tempo che non esiste più. La casa sta sulla sommità del paese, dietro il campanile. La mattina mi alzo presto, apro la finestra e lo ritrovo davanti a me, placato dopo la notte di Burin. Costa sfrangiata di sporgenze e insenature, il mare s’infila e poi si allarga come uno specchio su cui galleggiano isolotti sospesi, come barche nell’atto di salpare.
Infilo le scarpe da corsa ed esco. La via è lastricata di pietra d’Istria scomposta, con qualche macchia grigia di catrame, rapidi ed economici rattoppi, giunti svilenti che cozzano con le eleganti pietre bianco-avorio. I vecchi edifici, che conosco da sempre, di anno in anno cambiano pelle e si trasformano in bed and breakfast. Resiste, su un lato della piazza del Municipio, la lapide con la stella a cinque punte, con i nomi dei caduti della guerra di liberazione. [...]
Raggiungo il porto turistico, le molte barche ancora chiuse si alternano alle poche già pronte per la stagione estiva. Costeggio il mare ed entro in pineta, l’odore di resina si combina al salmastro. Il sentiero è scosceso, alcuni sassi lisci spuntano a tradimento, devo rallentare, le mie caviglie sono fragili, cedono facilmente. Intravedo il mio scoglio. Il mare al mattino è freddo in questa stagione, ma mi chiama e lo assecondo. Riemergo, respiro, mi allungo sul velo dell’acqua. Bracciate vigorose, regolari, una, due, tre, sollevo appena la testa, respiro. Continuo così, finché la sensazione di freddo diminuisce fin quasi a sparire. Mi fermo e galleggio. Riprendo a rana, stendo le braccia e sento l’acqua accarezzarmi.
Quando risalgo, intorno a me ci sono solo i gabbiani. Agili, spiegano le ali e prendono quota fino a dominare l’aria. In cielo è una danza, virano esatti segnando traiettorie invisibili. Di alcuni ora resta solo un puntino lontano, mentre altri si preparano alla discesa. Il volo è rapido, preciso, una linea diritta che scende giù e sfiora la superficie del mare. Rimangono così, sul filo d’acqua, in equilibrio perfetto. Vittoria sulla gravità.